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Astraio Rocca di Montemassi

Seconda degustazione per conto del tasting panel sapientemente organizzato da Francesco Zonin: ho assaggiato un nuovo vino dell’azienda Rocca di Montemassi, un’azienda dell’Alta Maremma nei pressi di Massa Marittima di proprietà della famiglia Zonin.

Il vino in questione è l’Astraio, un bianco secco frutto unicamente di grappoli di viognier (è stato classificato come Maremma IGT), varietà importata dall’Alta Valle del Rodano in Francia.

Poche le notizie certe sulla coltivazione e la vinificazione: si sa solamente che la bottiglia che mi è stata spedita (annata 2008) è il prodotto della prima vendemmia di un vigneto impiantato 5 anni fa su un terreno prevalentemente calcareo.

Abuliche bucoliche

Dal colorito flebilmente solare, promette pigre carezze e non passionali abbracci. Il suo profumo è di intensità leggera, condotto gentilmente da dolci fragranze di frutti gialli (pera, banana e pesca) e da un incerto ricordo: un prato fiorito, di che non mi sovviene, ma nell’ozio soleggiato si sorride e basta, beati e rilassati.  Nell’assaggio manifesta una grande leggerezza, confermando le precedenti impressioni: è vino dalla natura gentile, con un buon equilibrio diviso tra una apprezzabile morbidezza e una sottile vivacità: dona piacevolezza con il dovuto ritorno delle sensazioni fruttate, ma risulta infine di profondità solo discreta. Credo che nessuno possa sostenere che sia un vino complesso, ma delicatamente seducente sì. Leggero e rilassante.

La vena alcolica e il corpo suggeriscono di berlo a 12°C, abbinandolo con preparazioni dalla struttura semplice, al massimo con la rifinitura di qualche erba aromatica.

Il prezzo mi è ignoto, chissà che qualcuno meglio informato non mi venga in aiuto…

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Ultima bottiglia, la sesta, che apro come assaggiatore per questo pannello di degustazione di Poggioargentiera. Anche questo vino, come il Principio, recita sull’etichetta: “Antonio Camillo”, che è enologo e amico di Poggioargentiera.

LA PRESENTAZIONE

L’Alture 2007 è frutto del sauvignon, puro, prodotto nei pressi di Pitigliano, nella Maremma più alta: questa zona è forse più nota per i vini bianchi (Bianco di Pitigliano DOC, si legge sull’etichetta di molte bottiglie dal contenuto troppo spesso acquoso, che vengono svuotate generosamente nelle pizzerie romane), con alcuni produttori che iniziano a sfruttare una zona dal clima certamente più estremo a quello della relativa fascia costiera. La tecnica di vinificazione non è dichiarata dal produttore, per quanto mi aspetti l’assenza del legno.

L’ESPERIENZA

Questo sauvignon ha un aspetto che non tradisce le aspettative: è molto luminoso, con una base giallo pastello che vira leggermente su una tonalità lime in alcuni riflessi. Nel bevante apprezzo una buona consistenza, che prelude ad una conferma nell’assaggio della giustezza del numeretto magico, in questo caso il 14, presente sull’etichetta per suggerire il contenuto alcolico dell’Alture.

Gli aromi (naturali eh) danno una sensazione netta della giovinezza dell’Alture: la palese vena erbacea, viridiana, ricorda l’asparago con incertezza, ma è accompagnata da un sentore agrumato verace: il ricordo del pompelmo mi stuzzica il naso, poco più di quello dell’arancia amara. E’ un olfatto certamente semplice e forse un pò ruvido, ma è energico, ha una buona intensità: mi fa sperare in una maturazione verso toni più vari e delicati.

In bocca l’Alture è vigoroso, di buona struttura: il calore è notevole, ed è accompagnato da una morbidezza discreta: i due sono subito affrontati a spada tratta dalla nettezza di un’acidità di grande intensità, ben rinfrescante, e da una sapidità che sostiene la compagna con fermezza. Le ultime due sono forse appena troppo aggressive: risultano così intense che dopo essere riemersi, dando soddisfazione certo, i riconoscimenti olfattivi (quelli agrumati in particolare), la bocca resta con un ricordo un pò inasprito, segno di un equilibrio non perfetto. Nel complesso il vino lascia la sensazione di una certa durezza, non è malleabile né duttile, ma è vivace e forte, e speriamo che se la cava negli anni a venire.

IL GIUDIZIO: BUONO

Ho degustato l’Alture a 10/12°C in seguito ad una breve ossigenazione di qualche minuto avvenuta nel bicchiere.

E’ un vino dotato di una acidità che fa da nervatura ad un corpo importante, tra due o tre anni dovrebbe armonizzarsi con un miglioramento della bevibilità.

Il prezzo di acquisto dovrebbe essere di poco superiore ai 10 euro.

La degustazione ha avuto luogo sabato 27 settembre 2008.

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