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Astraio Rocca di Montemassi

Seconda degustazione per conto del tasting panel sapientemente organizzato da Francesco Zonin: ho assaggiato un nuovo vino dell’azienda Rocca di Montemassi, un’azienda dell’Alta Maremma nei pressi di Massa Marittima di proprietà della famiglia Zonin.

Il vino in questione è l’Astraio, un bianco secco frutto unicamente di grappoli di viognier (è stato classificato come Maremma IGT), varietà importata dall’Alta Valle del Rodano in Francia.

Poche le notizie certe sulla coltivazione e la vinificazione: si sa solamente che la bottiglia che mi è stata spedita (annata 2008) è il prodotto della prima vendemmia di un vigneto impiantato 5 anni fa su un terreno prevalentemente calcareo.

Abuliche bucoliche

Dal colorito flebilmente solare, promette pigre carezze e non passionali abbracci. Il suo profumo è di intensità leggera, condotto gentilmente da dolci fragranze di frutti gialli (pera, banana e pesca) e da un incerto ricordo: un prato fiorito, di che non mi sovviene, ma nell’ozio soleggiato si sorride e basta, beati e rilassati.  Nell’assaggio manifesta una grande leggerezza, confermando le precedenti impressioni: è vino dalla natura gentile, con un buon equilibrio diviso tra una apprezzabile morbidezza e una sottile vivacità: dona piacevolezza con il dovuto ritorno delle sensazioni fruttate, ma risulta infine di profondità solo discreta. Credo che nessuno possa sostenere che sia un vino complesso, ma delicatamente seducente sì. Leggero e rilassante.

La vena alcolica e il corpo suggeriscono di berlo a 12°C, abbinandolo con preparazioni dalla struttura semplice, al massimo con la rifinitura di qualche erba aromatica.

Il prezzo mi è ignoto, chissà che qualcuno meglio informato non mi venga in aiuto…

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Primitivo di Manduria Altemura 2006 Altemura

Zonin, nonostante i minacciosi boccioni negli scaffali bassi dei supermercati, è un’azienda da rispettare, quantomeno per la sua indipendenza e la voglia di investire nella qualità che ha dimostrato negli ultimi anni.

Francesco Zonin poi, il figliol prodigo, è molto attivo nella gestione delle tante aziende satellite della Zonin, e dimostra un bello stile nella definizione dei nuovi prodotti, oltre ad un condivisibile rispetto per il territorio.

Seguendo le tracce di Giampaolo Paglia di Poggioargentiera, Francesco Zonin ha creato un pannello di assaggiatori andando a pescare nei bassifondi della comunità dei blogger italiani: il mio caso dimostra con assoluta certezza la spericolatezza del gesto.

Il vino che ho degustato per lui viene dalla Puglia, terra che potrebbe tantissimo, promette molto, mantiene ogni tanto, conferma raramente, ubriaca spessissimo.

Senza soffermarmi troppo sulle scelte agronomiche ed enologiche dietro a quest’etichetta, vi rimando alla sua scheda tecnica.

Il ballerino pugliese

Dall’imperiosa e nera bottiglia, si svela nel bicchiere un fluido dall’aspetto giovanile, non inchiostrante ma di convinta, carminia, elastica, scioltezza. Un’agilità che si conferma nel prosieguo della degustazione: dopo aver stimolato il naso e poi la mente con un mediterraneo (soleggiato ma fresco) ricordo di confetture (di prugna, ma anche di fichi) e di erbacea balsamicità (un po’ sfocata a dire il vero, comunque suggestiva), il liquido riempie la bocca con leggiadria inusitata per un moro salentino: intiepidisce ma non scalda, abbraccia ma non stringe, stimola ma non punge: è sciolto e ti volteggia sopra e sotto, accompagnandoti, senza diventare possessivo.

La vena alcolica è sicuramente ben domata, ma è un vino dalle tenere durezze: consiglio di berlo a 16°C.

Per quanto ne so, è una bottiglia ancora non disponibile in commercio, quindi il prezzo mi è ignoto, attendiamo un commento dal produttore.


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