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Eccoci al terzo capitolo delle degustazioni di bottiglie speditemi da Poggioargentiera, benché questa porti il nome di un altro produttore, Antonio Camillo (in realtà l’enologo stesso di Poggiargentiera).

LA PRESENTAZIONE

Il Principio 2007 è il frutto della lavorazione in purezza di un vitigno ben radicato in Maremma: il ciliegiolo. Questa varietà è stata relegata nei secoli al compito tagliare altre uve più nobili (è usata in particolare nel Morellino di Scansano a fianco del sangiovese), ma negli ultimi tempi, in particolare nella zona delle Città del Tufo (Pitigliano, Sovana, Sorano) inizia ad essere vinificata da sola con buoni risultati, in barba alla tradizione. Le uve sono figlie di una vigna di quarant’anni, età non da poco per le viti, che in questi casi danno solitamente meno quantità e più qualità nei grappoli: un buon punto di partenza per compensare la diluizione dovuta alla natura (a volte troppo) generosa del ciliegiolo.

L’ESPERIENZA

Il Principio manifesta un colorito molto vivace, con una tonalità profonda simile, oserei dire opportunamente, a quella di una ciliegia ben matura. Il liquido allegramente colorato che ho nel bicchiere è assolutamente limpido e possiede una consistenza leggermente al di sopra della media.

Adagiando repentinamente la fronte sul bevante, annuso, e ci trovo di acchito una bella marasca ben matura: lo troverete scontato, ma a me non dispiace, anche perché è subito circondata, udite udite, da una percezione chiara di fiori passiti: la rosa anziana non è certo comune in un vino giovane, ma le tendenze varietali del ciliegiolo sanno probabilmente regalarmi un bel mazzo di fiori, e non mi dispiace.

Mi bagno la bocca e lo trovo in generale ben disegnato: il calore è evidente ma ben dosato e i tannini si comportano con imprevista ma graditissima gentilezza: pur non essendo di prim’ordine sono almeno di secondo. Un gruppetto agguerrito di minerali cerca poi di spingere il Principio sulla strada dell’equilibrio, non raggiunto come si dovrebbe però: a causa di una appena scarsa presenza di freschezza la mia bocca resta per più di qualche secondo aggraziata e gentile, ma un pò addormentata.

IL GIUDIZIO: APPREZZABILE

Ho degustato il Principio a 16/18°C in seguito ad una breve ossigenazione di qualche minuto avvenuta nel bicchiere.

E’ un vino moderatamente tannico e dotato di una freschezza un pò debole: presumibilmente non evolverà molto, ma è fatto così, rispettiamolo.

Il prezzo di acquisto dovrebbe essere sempre inferiore ai 10 euro.

La degustazione ha avuto luogo sabato 20 settembre 2008.

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Poggioargentiera ha avuto la lungimirante idea di creare un gruppo di assaggiatori per valutare i suoi vini: sono stato estratto tra gli iscritti per questo primo round: li ringrazio, e come d’accordo da oggi in poi pubblicherò i miei giudizi sui sei vini ricevuti. Eccoci qui con il primo.

LA PRESENTAZIONE

Il Maremmante 2007 è un assemblaggio in parti uguali di Syrah e Alicante: ha una composizione analoga a quella del Finisterre, primo vino dell’azienda, per quanto in base alle indicazioni aziendali le uve provengano da vigneti differenti. Il Maremmante è figlio di un vigneto nei pressi di Scansano, nel primo entroterra maremmano, e di una lavorazione semplice, con lo scopo evidente di produrre un vino dalla beva immediata. Vediamo se con la dovuta precisione.

L’ESPERIENZA

Il primo impatto col bicchiere è abbastanza prevedibile: il vino è giovanissimo, imbottigliato da pochi mesi, e di conseguenza ha una colorazione intensamente purpurea; comunque l’aspetto è assolutamente convincente dato l’uvaggio. Di giro in giro dal bevante arriva un compito gradito per il mio polso: il Maremmante ha una certa consistenza e la sensazione è che abbia anche un estratto di buon livello.

Il colore è vividissimo e attraverso il bicchiere passano solo alcuni raggi di luce: mi aspetto pessimisticamente un ordinario olfatto fruttoso e vinoso, ma sono subito stupito: a prevalere sono note speziate scure, calde, vivaci e pungenti: la presenza della liquirizia è palese e coinvolgente, e le fa compagnia una bella pianta di gelso nero, per un olfatto di buona qualità, molto semplice certo, ma non banale: preciso e riconoscibile.

Mi avvicino con le labbra e mi avvino: il primo impatto è buono perché il calore maremmano (il pupo fa 14° alcolici) si fa sentire svegliando la bocca, ed è ben sostenuto da un estratto minerale gradevole, che svela subito dopo una apprezzabile corrispondenza liquiriziosa, sorella e compagna di tannini appena immaturi: i fratellini restano a lungo in fondo alla bocca e una sensazione scura, che in un primo momento è comprensibile e piacevole, lascia spazio dopo qualche secondo ad una traccia amaricante appena sporca che mi fa leggermente chinare il capo, un po’ deluso. I bicchieri successivi e un rapido assaggio il giorno dopo confermano.

IL GIUDIZIO: APPREZZABILE

Ho degustato il Maremmante a 16/18°C, temperatura che consiglio a tutti, in seguito ad una breve ossigenazione di qualche minuto avvenuta nel bicchiere.

E’ probabile che si armonizzi un pò nel giro di qualche mese, ma a mio parere non è un vino che può migliorare maturando: i tannini leggermente acerbi non glielo consentiranno.

Il prezzo di acquisto dovrebbe essere sempre inferiore ai 10 euro.

La degustazione ha avuto luogo martedì 16 settembre 2008.

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