C’erano una volta tanti, tanti vini…tutti diversi tra loro: bianchi, verdi, rossi, gialli e…blu (di metilene).
Era un mondo pieno di colori, iridelloso, allegro e pazzo, pazzo perché le tante Alice del vino lo esploravano girando e saltellando pazzerelle in cerca di vini, incontrando a ogni piè sospinto i tanti spacciatori di pasticche coloratissime, tutti buffi, simpatici e scherzosi, come ad esempio il Cappellano Pazzo (Teobaldo per gli amici) e il suo amicone Leprotto Bisestile Conte di Ziliani (esilaranti le scenette in cui servono Nebbioli, Sangiovesi e Magliocchi puri alla malcapitata di turno: basita dall’entusiasmo dei due non riesce ad assaggiare tutto quello che le viene offerto per finire a ridere, come in una famosa gag della telenovela del Trio).
Pazze risate tutti i giorni insomma: vino a profusione, di mille vitigni e mille cru: tante Alice a volte disorientate, ma felici, divertite e appassionate.
Ma un dì emersero dall’oscurità dei personaggi nuovi e gravi di sciagura nel nostro simpatico mondo del vino: il RoséConiglio, un antipatico personaggio privo di senso dello humor, esausto dai soliti scherzi a base di Pecorini, Mammoli e Pallagrelli, e quindi primo alfiere del VinelloRosé in brik (l’omogeneizzato di tutti i vini del mondo, dal colore, ovviamente, rosé) e la sua trista e risentita compagna di merende, la Regina delle Picche Fangose, sorella sfigata di quella dei Grandi Cuori Nebbiosi (sembra che nemmeno uno dei suoi vigneti fosse considerato un cru nemmeno dall’alchimista enologo più andante e prezzolato) e mossa da naturale invidia verso la sorella: i suoi vini, dai colori belli, dalle etichette sgargianti e dai dolcissimi profumi di vaniglia, e mirtillo merlottoso, erano purtroppo tutti uguali e si perdevano, venivano dimenticati, erano grigi in quel bel mondo iridato.
La storia poi narra di un inevitabile scontro iniziato un dì tra i giocherelloni e i rosiconi…purtroppo però le ultime pagine del libro son strappate e non so come andò finire.
Qualcuno me lo sa dire?

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